PRODUZIONI

In cammino
autore:Flavia Bussolotto
compagnia:
tipo:professionale
regia:Flavia Bussolotto
anno:2009
attori:Flavia Bussolotto Claudia Fabris Paolo Tizianel
descrizione:E' un progetto teatrale specifico per gli asili nido E' realizzato con il supporto di Small Size European network for the diffusion of performing arts for early years - Cultura 2000 - con il contributo del Comune di Padova Assessorato alla Cultura - Ministero per i Beni e le attività Culturali In cammino è il desiderio di esplorare il tema del viaggio in relazione al bambino, pensando alla vita come a un grande attraversamento. Il movimento ci accompagna sin dalla nascita: arriviamo al mondo venendo chissà da dove, ci entriamo attraversando una separazione, quella del nostro corpo dal grembo materno. Poi i primi passi ci spingono ancora ad allontanarci dalla madre per incominciare a costruire la nostra identità. E l’andare ci permette di trovare il luogo, di perderlo, di ritrovarlo, di crearlo a nostra immagine. Lungo il percorso passaggi emblematici, identificabili con luoghi emblematici, parlano del nostro viaggio, entrano a far parte di noi. Ispirato alle sculture di Graziano Pompili, nutrito delle suggestioni di Le vie dei Canti, di Bruce Chatwin, In cammino è la storia di un percorso universale. In scena una figura femminile ci racconta il piacere di mettersi in viaggio alla scoperta del mondo e la gioia di cantarlo. Punto di partenza del suo andare è un luogo abitato da forme silenziose. Ognuna di loro è l’origine di un canto, l’evocazione di un paesaggio, il segno che identifica un sentiero percorribile. E nel dialogo col mondo esterno, fatto di suoni, canto e lunghi silenzi, il viandante cammina. La sua percezione coincide con la creazione, l’andare con la costruzione dello spazio e dei paesaggi da abitare, il suo cammino con la ricerca del luogo in cui costruire la propria casa, quello in cui poter finalmente dire “io qui sono”. Ma poi il viandante cerca ancora la strada… col desiderio di incontrare gli altri e contemplare insieme a loro il cielo stellato.

Anima blu
autore:Michele Sambin
compagnia:
tipo:professionale
regia:Michele Sambin
anno:2007
attori:Flavia Bussolotto Marco Tizianel
descrizione:Premio Eolo Awards 2008 per il miglior spettacolo di Teatro Ragazzi italiano Premio Festival Feten 09 – Gijon (Spagna) per la migliore scenografia Realizzato con il contributo del Comune di Padova Assessorato alla Cultura - Ministero per i Beni e le attività Culturali ideazione michele sambin, flavia bussolotto con flavia bussolotto, marco tizianel musiche enzo carpentieri, michele sambin, kole laca elaborazione video raffaella rivi costumi e foto claudia fabris regia, scene, immagini michele sambin elaborazione suoni davide sambin zara TRAMA e TEMATICHE: Gli autori, alimentati dalle immagini ricche di suggestioni di Chagall pittore, hanno tessuto trama e ordito fino a costruire una piccola storia. Si sono immersi nel suo mondo iconografico per farne emergere un racconto che ha dato tempo e sviluppo alla pittura. Un mondo silenzioso ha così trovato la sonorità. L’incontro tra i corpi dei due attori e le immagini pittoriche avviene all’interno di un dispositivo scenografico che consente la realizzazione di figure ibride tra il reale e il fantastico. La videoproiezione è un terzo attore che dialoga con i corpi veri e crea suggestioni visive riuscendo a coniugare i due piani. Il ritmo e la musicalità del gesto in forma coreografica colmano ciò che manca alla pittura per essere teatro. Nello spettacolo avvengono continui passaggi dalla realtà del quotidiano (data attraverso le scansioni ritmiche dei gesti) alla fantasia di evasione da esso che consente di entrare nel sogno dei desideri impossibili. Questi due mondi separati e paralleli, della realtà e del sogno appunto, si alternano sulla scena e finiscono per confondersi uno nell’altro, integrandosi tra loro fino a che non saranno più due mondi distinti, ma un unico momento che li contiene entrambi. Michele Sambin Gli esseri umani volano e dall’alto guardano e sognano, piangono, sorridono. Gli oggetti ricordano. Gli animali hanno un loro silenzio, che è un sentire particolare. Colore. Guardare i quadri di Chagall è compiere un viaggio nella poesia e nell’emozione. Soggetti come la nascita, l’amore, la solitudine, la città, la festa, il circo, la guerra, la morte emergono dall’interiorità del poeta-pittore e prendono forma in icone che fanno pensare ai sogni. Cavalli, galli, capre, pesci, cicogne, asini volanti, agnelli, gatte e vacche. Gli animali ci guardano. E insieme agli animali, innamorati, angeli, violini, acrobati, musicisti. E la città, immobile, il tempo, immobile. Ogni oggetto, animale, essere umano nella pittura di Chagall è icona e in quanto tale significa. Significa quello che ogni sguardo, di bambino o di adulto, a contatto con essa è capace di evocare. E attraversando i suoi quadri è allora possibile inventare una storia. La nostra ricerca si concentra nel dare corpo e voce agli esseri che popolano le sue tele e nello scrivere un racconto fatto di ritmo, visivo e sonoro, di colori e forme plastiche che si condensano in un gigantesco gallo o nel grembo materno di una cavalla, nel corpo di un musicista sul tetto o in quello di due innamorati che volano sopra una città silenziosa…. e intanto da lontano arriva il suono di un violino, il vociare di una festa… Flavia Bussolotto

Picablo
autore:Michele Sambin
compagnia:
tipo:professionale
regia:Michele Sambin
anno:2010
attori:Flavia Bussolotto Alessandro Martinello Michele Sambin
descrizione:Realizzato con il contributo del Comune di Padova Assessorato alla Cultura - Ministero per i Beni e le attività Culturali Pablo Diego Josè Francisco Juan Maria Cipriano Clito Patricio sono solo alcuni dei tanti nomi di Picasso. Li abbiamo considerati l’indizio di una personalità sfaccettata e multiforme della quale abbiamo ricercato i motivi ricorrenti e le invenzioni straordinarie, fino ad accorgerci che ci sarebbe piaciuto mettere in scena la sua pittura. Nella sterminata produzione di Picasso abbiamo individuato temi e puntato al ritmo proprio delle immagini, affidandoci alla vorace energia che le domina: la giovinezza (ballerina con palla e arlecchino ), la leggerezza e l’ironia (colombe che scherzano con un buffo prestigiatore), l’amore (il pittore e le modelle), la lotta tra istinto e ragione (la corrida), dal buio alla luce (Guernica e la colomba della pace), la gioia (dipingere insieme un quadro di luce colorata) sono i temi che Picablo individua e che interpreta. All’inizio è un vecchio Picasso quello che dal suo studio ci guarda. Lentamente andrà indietro nel tempo fino a tornare bambino... È nello studio del pittore che tutto ha inizio, è lì che i quadri prendono vita, vengono interpretati abitati e trasformati. È nello studio che avvengono scoperte e rivelazioni che ci portano fuori in spazi aperti in compagnia di saltimbachi e tori, ballerine, colombe, arlecchini e toreri... Giocano tra loro i due protagonisti nello studio del pittore, manipolano, ricompongono, reinterpretano, danno vita scenica ai tanti quadri dipinti da Picasso. Vogliamo che giochi con noi anche ogni spettatore che sappia lasciarsi coinvolgere da uno spettacolo che volutamente lascia aperta la porta dell’immaginazione, perché ognuno entri e giochi a suo modo. Perchè nel nostro Picablo non c’è nulla da capire, molto da sentire. Nota Gli strumenti dell’arte oggi sono particolarmente sviluppati in ambito tecnologico. Abbiamo provato a immaginare quello che con questi nuovi strumenti, in grado di sostituire colori e pennelli tradizionali, avrebbe fatto Picasso. Noi lo abbiamo fatto per lui, cercando di restare fedeli al suo spirito e mettendo a frutto la nostra lunga esperienza sull’uso di nuovi strumenti nel teatro. La nostra non è una tecnologia particolare, utilizziamo strumenti semplici, oggi alla portata di tutti. In Picablo, in particolare viene utilizzato un dispositivo originariamente creato dall’industria per la tecnologia ludica (assai noto tra i giovani). L’abbiamo reinventato spostandone l’ambiente fino a farlo diventare uno strumento che ci consente di giocare con l’arte.

Tutto è vivo
autore:Michele Sambin
compagnia:
tipo:professionale
regia:Michele Sambin
anno:2008
attori:Alessandro Martinello Pierangela Allegro Michele Sambin Flavia Bussolotto
descrizione:in collaborazione con Assessorato Politiche Culturali e Spettacolo Comune di Padova, Armunia Festival Costa degli Etruschi Castiglioncello UNO SCHERMO DA CINEMA RETTANGOLO BIANCO METRI 6X4 STESO A TERRA SUL FONDO 4 CORPI VISIBILI PRONTI ALL’AZIONE AI LATI NUMERO 31 OGGETTI SONORI POTENZIALI IN POSTAZIONE IDONEA NON VISIBILI 2 CORPI PRONTI ALL’AZIONE IL FOGLIO BIANCO (STATO POTENZIALE) IL TEMPO SCORRE E RENDE COMPLESSA LA SEMPLICITA’ INIZIALE (CAUSA) PERDITA DI CONTATTO (EFFETTO) ESPLOSIONE (EVENTO NECESSARIO) RIPRISTINO DI UN NUOVO ORDINE (STATO POTENZIALE) IL TEMPO SCORRE E… L’immagine e il suo rapporto con il suono (e viceversa) sono il tema espresso in TUTTO è VIVO! Il teatro e il suo rapporto con la musica (e viceversa) anche. Si declina in forma di creazioni autonome, collegate tra loro attraverso un procedimento compositivo. Il tema viene esplorato fino a con-fondere la forma e il contenuto, in un percorso percettivo unitario che invita lo spettatore ad ascoltare con gli occhi. Nella scena di TUTTO è VIVO! il pennello luminoso mette in relazione il segno prodotto dalla mano del pittore con la materia su cui viene proiettata; la luce e il colore dialogano con lo spazio della scena, con i corpi dei performer e gli strumenti sonori. La scena di TUTTO è VIVO! non si avvale di musiche pre registrate. Tutte le sonorità prodotte sono rigorosamente live.

Controvento
autore:Pierangela Allegro
compagnia:
tipo:professionale
regia:Michele Sambin
anno:2007
attori:Alessandro Martinello Pierangela Allegro Michele Sambin Flavia Bussolotto
descrizione:Realizzato con il contributo del Comune di Padova Assessorato alla Cultura - Ministero per i Beni e le attività Culturali La poca prevedibilità degli eventi della vita, condizione umana veramente comune a tutti, mette spesso in situazioni che non sono quelle che il nostro carattere e i nostri desideri vorrebbero. Ma come fare? Certo che-quando tira contrario e feroce il vento delle sventure- sia gli uomini che i popoli fanno la gobba, come per accendere un fiammifero contro vento e vedere, più o meno, di riuscire. (l.m.) Prosegue con questo concerto per voce, strumenti e luce, il viaggio di Tam dentro le parole di Monteleone. In scena la parola dialoga e lotta con il suono in fulminanti digressioni e sondaggi abissali del profondo Nord, esplorazione della carne, laica riflessione morale e improvvise zone di silenzio. Nell’alternanza di parole crude, forti e parole intime quasi inconfessabili, è racchiuso un luogo (il Veneto) e un tempo (tra il ’40 e il ’70). E non è solo una questione di geografia o di storia. Piuttosto è in gioco la memoria collettiva, una tensione a ripensare momenti cruciali nel passaggio di un’epoca. Ironia, realtà, poesia, violenza: le parole sanno dirle. A questo gioco la musica non si sottrae, anzi. (p.a.) ...quello che avviene non è fusione, non è neanche sovrapposizione e certo non è accompagnamento. E’ una interpretazione nel senso più austero del termine. E’ un tentativo di capire insieme a chi ascolta. nicolò menniti ippolito …qui è l’universo bieco, risibile e tragico di una provincia italiana concreta e realistica come un dipinto di Bruegel e allo stesso tempo così astratta da sembrare un luogo dell’anima. Questo universo dell’infamia e dell’oblio fatto di carnalità, di passione di lombi, di pazzia e di bestemmia evade a poco a poco da precisi confini spazio-temporali per divenire metafora della condizione umana. E’ così che l’odio, il rancore e i veleni che trascinano alla perdizione personaggi memorabili e la memoria di giardini, piazze, portici alti e stretti di una città che tace, si trasformano in una bizzarra melodia, quasi un canto che dice la pena e la pietà. antonio tabucchi

deForma
autore:Pierangela Allegro
compagnia:
tipo:professionale
regia:Michele Sambin
anno:2008
attori:Alessandro Martinello Pierangela Allegro Michele Sambin Flavia Bussolotto
descrizione:Realizzato con il contributo del Comune di Padova Assessorato alla Cultura - Ministero per i Beni e le attività Culturali Forma è il limite che consente di poter definire un qualunque oggetto, idea, concetto, sensazione. Deformare è alterare la forma, darle un significato diverso dal reale. In scena una struttura aerea si tende e si deforma, governata dal movimento dei corpi dei performer Anche i corpi, in tensione, si trasformano nello spazio tempo dell’azione/reazione Il movimento converge verso un centro da dove si può far udire Il tempo presente, il qui e ora, è posto al centro dell’esecuzione, preceduto da una loop dichiarazione dell’autore che doppia in scena un se stesso di qualche anno fa, anticipando ciò che sarebbe stato Il terzo tempo è un tracciato di luce che contorna i corpi e li lascia senza sostanza, senza carne, senza spessore. Puro confine. Perimetro a due dimensioni. Il segno luminoso governato dalla mano dell’artista, toglie materia e vita, trasforma i corpi in immagine. Li fa uscire di scena. La dedica. A Mauricio Kagel, che tanto nostro lavoro per la scena ha formato. A Teresa Rampazzi che questo lavoro ha ispirato. A Samuel Beckett i cui frammenti da in nessun modo ancora in questo lavoro risuonano. Il tempo in scena procede da un prima a un poi Il tempo in scena contiene più di un prima e di un poi Non va da sinistra verso destra. È stratificato in tre livelli (o anche molti di più) simultanei e allo stesso tempo si sviluppa con un prima e un dopo, quindi in successione Nelle azioni dei performer ci può essere al quinto minuto una relazione con qualcosa che è avvenuto al secondo minuto e così via in una rete incessante di rimandi che Avanzano. Arretrano. Si incrociano. Si sovrappongono. Questo tempo musicale delle azioni dei performer legati alla forma alla struttura aerea, si lega al tempo cronologico dello sviluppo in scena dei tre tempi (prima ora poi) simultanei e successivi Nella vita c’è un prima e un dopo Prima abbiamo 5 anni dopo ne abbiamo 30 dopo non siamo più Il tempo, sembra ovvio, procede da un punto verso uno successivo Il tempo è una successioni di attimi Cos’altro può essere? In un’opera i tempi (plurale!) che sono stati necessari per realizzarla sono condensati nel tempo della visione finale a opera conclusa Ma se l’opera, come in questo caso, è “non conclusa” (il “non finito” di Medardo Rosso) al tempo per osservarla si sommerà il tempo per completarla (entrambe operazioni ad opera dell’osservatore) La materia "è",e allo stesso tempo "diviene" (assume altra forma) “È” in quanto nel tempo rimane se stessa; diviene perché si trasforma per cui si dà in un "prima" e un "dopo", vale a dire in un (intervallo di) "tempo". Pierangela Allegro

Percorsi
autore:Pierangela Allegro
compagnia:
tipo:professionale
regia:Michele Sambin
anno:2010
attori:Alessandro Martinello Pierangela Allegro Michele Sambin Flavia Bussolotto
descrizione:Realizzato con il contributo del Comune di Padova Assessorato alla Cultura - Ministero per i Beni e le attività Culturali Con il sostegno di Regione del Veneto e Progetto Giovani Evento speciale in forma di spettacolo itinerante, creato per l’esposizione al Centro Culturale Altinate / San Gaetano La mostra multimediale dedicata all’arte scenica di Michele Sambin e Tam Teatromusica 1980_2010, è stata pensata come una sorta di tracciato che si snoda attraverso le opere esposte, ricostruite grazie agli oggetti scenici e scenografici, le partiture e i disegni, le immagini fisse (foto) e in movimento (videoproiezioni). All’interno della mostra hanno trovato spazio tre diversi eventi suddivisi in altrettanti moduli, dando luogo a tre serate dedicate alle azioni performative. Artisti di diversa generazione hanno animato le sale espositive con performance legate alle opere presenti nelle sale stesse. Il visitatore si è trovato così immerso in un vero e proprio corpo a corpo con l’arte abitando un luogo vivo e ricco di sollecitazioni. Un esperimento successivo è stato il riallestimento in uno spazio questa volta teatrale e non più a percorso come nelle sale della Mostra. Si è trattato dunque di riambientare in uno spazio unico i diversi momenti lavorando innanzitutto su un progetto illuminotecnico che fosse in grado di mettere in luce e mandare in ombra le azioni espresse in successioni temporali metronomicamente scandite. L’altro lavoro sottile è stato svolto sul piano acustico in quanto alcune delle azioni sceniche le abbiamo volute in compresenza e si è quindi proceduto a compiere una serie di slittamenti progressivi affinchè i diversi audio delle diverse azioni non solo non si disturbassero a vicenda ma anche creassero singolari spessori nell’incontro tra loro. La struttura dell’opera Percorsi mette in luce soprattutto l’attività dei performer in relazione con gli oggetti esposti creano inedite restituzioni degli spettacoli storici creati dalla compagnia, tra gli altri si segnalano in particolare i movimenti sonoro visivi lungo i tracciati di Armoniche (uno spettacolo del 1980) per passare poi nella sala successiva dove saranno agite brevi azioni con i dispositivi scenografici di Era nell’aria (1984). E’ stato presentato un omaggio a Mauricio Kagel e un’azione scenica tratta da Squarcione (2004). Lo spettacolo ha compreso un pezzo legato alla pittura digitale in scena, il dispositivo presente nei più recenti lavori di Tam in cui i corpi dei performer vengono dipinti con la luce, in tempo reale sotto gli occhi degli spettatori.

Annibale non l'ha mai fatto
autore:Maria Cinzia Zanellato
compagnia:
tipo:professionale
regia:Maria Cinzia Zanellato
anno:2010
attori:Farid Kessaci Claudia Fabris Andrea Pennacchi
descrizione:E' un progetto di Tam Teatrocarcere-NCP Due Palazzi Padova Con il contributo di Regione Veneto Assessorato alle Politiche Sociali Spettacolo inserito nella Settimana della Cultura 2010 e selezionato Premio OFF 2010 Teatro Stabile del Veneto Annibale non l'ha mai fatto nasce dal progetto di Tam Teatromusica presso il carcere Due Palazzi di Padova Lo spettacolo racconta del cartaginese che, 37 nonni fa, intraprese il viaggio verso l'Italia e che sarebbe entrato nella leggenda. Seguito da ventimila uomini, non percorse la via del mare, la più breve, ma passò per la Spagna, attraversò le Alpi con 37 elefanti ed entrò in Italia. i Celti della Padania lo accolsero a braccia aperte. E’ una storia come tante che girano sui palcoscenici; ma per noi è interessante anche chi questa storia la porta con sé. Il narratore non è neutro, non lo è mai. il portatore di una storia, come la guida di un elefante, dev’essere quello giusto. Qualcuno che abbia esperienza per rendere visibile la peculiarità del teatro, qui e ora. Per questo la narrazione di Annibale è affidata a un attore detenuto migrante Farid ha sostenuto il passo portando corrispondenze e verità tra la migrazione storica di uomini e animali, dell’esercito di Annibale, e la sua storia di migrante algerino/cartaginese contemporaneo. Come i mahouts degli elefanti di Annibale, Farid è protagonista suo malgrado di un movimento storico. Preso nel flusso degli eventi ha cercato e cerca di agire , pur nelle contraddizioni, all’interno di linee che vengono decise ben al di sopra della sua testa. Durante il racconto le sue esperienze di vita danno uno spessore reale, di vissuto in prima persona, alle vicende “drammatiche” , quali l’attraversamento del Rodano o delle Alpi. Nell'era del testimone oggettivo, freddo redattore a distanza, il narratore detenuto diviene così il testimone interno della materia umana su cui poggia la Storia, Preannuncia un'estetica necessaria e futura dell'agire oltre che del mero rappresentare.

Deboli e storti
autore:
compagnia:Tam Teatromusica
tipo:professionale
regia:Mirko Artuso
anno:2008
attori: Andreina Bori, Martina Turio, Miriam Sech, Giorgio Dal Corso, Sandro Andreato
descrizione:Deboli e Storti nasce dall’incontro tra l’esperienza maturata da TAM nel teatro sperimentato in ambiti di diversità e il gruppo Teatri di Carta formato da attori professionisti diversamente abili e diretto da Mirko Artuso. Lo spettacolo è la continuazione di un percorso di scrittura scenica che alterna improvvisazione a rigore interpretativo, libera interpretazione degli eventi umani e senso profondo della parola. Deboli e Storti è un’improvvisazione jazz: suoni liberi, parole sghembe e pronunciate peggio. È un progetto letto al contrario, una carta geografica orientata male. Una lunga passeggiata con le scarpe piene di sassi che non si ha il coraggio di togliere e il cui dolore si patisce in silenzio. Un momento in cui incontrare Sandro che non smette mai di parlare a voce alta di sé e delle sue idee e che per questo mi incanta. Giorgio che quando deve chiedermi qualcosa come: «Quale sarà il prossimo spettacolo?» Mi chiede: «Mirko... che teatro faremo?» Per lui, credo, ‘fare teatro’ è qualcosa di molto simile a costruire le mura di un edificio (il mio pensiero di drammaturgia è qualcosa di simile). Andreina che è già stata la figlia di Prospero, Gelsomina, se stessa e il primo giorno di primavera, senza smettere mai di essere Andreina. Martina che è lenta quanto basta per dire ed essere potente e antica. Miriam che nelle giornate di pioggia porta al pascolo gli ombrelli. Si può incontrare la qualità del loro sguardo. È uno sguardo lieve, animale, sulle stupidità dell’uomo e del suo mondo. Lo sguardo che appartiene a queste persone che hanno soltanto il bisogno di comunicare la propria identità per sentirne la presenza nel mondo. Mirko Artuso